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JEAN-MICHEL  BASQUIAT

Di Federica Parolini

 

 

« Io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita »

(Jean-Michel Basquiat)

 

« Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos'è l'arte »

(Jean-Michel Basquiat)

 

« Una notte stavamo fumando erba ed io dissi qualcosa sul fatto che fosse sempre la stessa merda, The Same Old Shit. SAMO, giusto? Immaginatevi: vendere pacchi di SAMO! È così che iniziò, come uno scherzo tra amici, e poi crebbe. »

(Jean-Michel Basquiat, intervista al Village Voice, 1978)

 

« La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome. L'arte è soprattutto visione e la visione, molte volte, non ha nulla in comune con l'intelligenza né con la logica delle idee. » 

(citato in Lorenza Trucchi, Art brut, ERI – Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino 1964)

 

« Quei lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri ed autentici - dove le preoccupazioni della concorrenza, l'acclamazione e la promozione sociale non interferiscono - sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti »  

(Jean Dubuffet)

 

Genius Child (by Langston Hughes)

“This is a song for the genius child. Sing it softly, for the song is wild. Sing it softly as ever you can - Lest the song get out of hand. Nobody loves a genius child. Can you love an eagle,Tame or wild? Can you love an eagle, Wild or tame? Can you love a monster Of frightening name? Nobody loves a genius child. Kill him – and let his soul run wild”.

 

“Questa è una canzone per un bambino geniale. Cantala dolcemente, perché la canzone è selvaggia. Cantala più dolcemente di sempre - Per evitare che la canzone possa sfuggire di mano. Nessuno ama un bambino geniale. Puoi amare un’aquila, addomesticata o selvatica?
Puoi amare
un’
aquila, selvatica o addomesticata? Puoi amare un mostro di nome spaventoso? Nessuno ama un bambino geniale. Uccidilo - e lascia che la sua anima corra, selvaggia.”

 

Biografia

Jean Michel Basquiat nacque a Brooklyn il 22 dicembre 1960. Il padre Gerard era haitiano, la madre Matilde Andradas era portoricana. Nel'63 nacque la sorella Lisane e nel'67 la sorella Jeanine.

 

Fin dai primi esordi scolastici mostrò subito uno spiccato interesse per il disegno, ispirandosi a fumetti e cartoni animati. Scrisse con un compagno un libro per bambini nel quale iniziò a disegnare i suoi soggetti preferiti: macchine, personaggi basati sui film di Alfred Hichcock e libri comici. La madre incoraggiò subito il talento del figlio e spesso lo portava a visitare i principali musei newyorkesi: dal Brooklyn Museum, al Metropolitan Museum ed al Museum of Modern Art of New York.

Nel 1968, venne investito da un' auto, mentre giocava a pallone in strada e fu costretto a passare un mese in ospedale: aveva riportato la frattura di un braccio e gli venne asportata la milza. La madre, in questo frangente, gli regalò un testo di anatomia di Gray, che divenne un suo punto di riferimento e di ispirazione negli anni. Gray, infatti si chiamerà anche il gruppo musicale che Basquiat fonderà insieme agli amici Vincent Gallo, Michael Holman, Wayne Clifford, Nick Taylor e Shannon Dowson e dove suonava clarinetto e sintetizzatore.

Nel 1974 la famiglia si trasferì a Portorico e Jean Michel fuggì per la prima volta di casa. Dopo 2 anni i Basquiat tornarono a New York. I rapporti tra l’artista e il padre diventarono sempre più critici, Basquiat scappò di nuovo e venne riportato a casa dalla polizia.

Nel 1976 iniziò a frequentare la City-as-School, situata a Manhattan e destinata a ragazzi problematici, ma dotati. Fu proprio in questa scuola che, nel 1977, strinse amicizia con Al Diaz, un giovane graffitista. I due iniziarono a fare uso di stupefacenti ed unirono le loro capacità iniziando a graffitare per le strade di New York firmandosi con l’acronimo di SAMO “SAMe Old Shit” (la solita vecchia m***a). Le frasi criptiche e di protesta che apparivano al mattino sui muri o sulle lamiere dei vagoni metropolitani, incuriosivano le persone tanto che si scatenò una vera e propria caccia al profeta.

Intanto, sempre insofferente di ogni forma di disciplina, Basquiat lasciò la High School nel 1978, un anno prima del diploma finale e, sempre in quell'anno, abbandonò la casa paterna. Convisse prima con Diaz, poi con un’amica Alexis Adler. Per vivere vendeva magliette dipinte e cartoline che egli stesso produceva con la tecnica del collage. In un ristorante di SoHo, Andy Warhol acquistò una delle sue cartoline. In quello stesso anno il “Village voice” scrisse un articolo su SAMO. Basquiat per una ricompensa in denaro, rivelò l’identità del misterioso predicatore, tra l’incredulità generale, nessuno infatti sospettava che dietro a tutto ci fossero due diciassettenni. Dopo questo fatto si sciolse il sodalizio con Al Diaz e sui muri di Manhattan apparve l’annuncio “SAMO IS DEAD”, da allora Basquiat non usò più la firma Samo per le sue opere.

Nel 1979 al Mudd Club incontrò Diego Cortez che divenne uno dei primi commercianti delle sue opere e che lo introdusse sulla scena dell’East Village, dove conobbe l’influente critico d’arte Henry Geldzahler.

L’anno dopo Jean-Michel partecipò al Time Square Show, una retrospettiva organizzata da un gruppo di artisti, alla quale parteciperà anche Keith Haring. Da questo evento presero forma due nuove avanguardie della Grande Mela : la downtown (neopop) e la uptown ( rap e graffiti). Glenn O’Brian girò il film-documentario New York Beat, che è uscito nelle sale solo nel 2001 con il nome di Downtown 81, dove Basquiat interpretava se stesso.

Nel 1981 Basquiat partecipò alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Keith Haring e Andy Warhol. Basquiat non era più un artista di nicchia sconosciuto, infatti venne pubblicato su "Artforum" un entusiastico articolo su di lui dal titolo "Radiant Child", a firma del poeta artista Renè Ricard. Cominciò così la sua ascesa nell’empireo degli artisti di successo: nel marzo del 1982 espose per la prima volta una personale a Modena e, contemporaneamente, a New York nella galleria di Annina Nosei, raccogliendo commenti entusiastici di pubblico e critica. In breve tempo prima la Galerie Bischofberger in Svizzera, poi la Delta di Rotterdam ospitarono una sua retrospettiva. L'anno successivo produsse un disco Hip-hop.

Nel 1983 strinse amicizia con Warhol che lo accolse nella Factory. Inizialmente il loro rapporto era stato piuttosto freddo, poi cominciarono a frequentarsi e si creò una sorta di rapporto quasi padre-figlio. Il gallerista Bishofberger, osservando Basquiat disegnare con la figlia Cora, lanciò l’idea delle Collaborations o quadri a più mani. In particolare propose a Warhol, Basquiat e Clemente di iniziare 4 tele e passarle poi agli altri. Basquiat intanto continuava ad abusare di droghe e soffriva di attacchi psicotici.

Nel 1985 il N.Y. Times Magazine dedicò all’artista la copertina e un articolo “New Art, New Money: the Marketing of an American Artist.”, fu il culmine della notorietà e l’inizio del declino. A scopo artistico personale dipinse un altro ciclo di opere insieme al solo Warhol, eseguendo oltre cento quadri e allestendo una mostra comune il cui manifesto presenta in maniera eloquente i due artisti come protagonisti di un incontro di boxe. Ma fu un’occasione infelice; la critica accolse con freddezza le tele, anzi alcuni critici definirono Basquiat “la mascotte di Warhol”.Da allora Basquiat smise di frequentare l’amico.

Sempre più in balia della droga, continuò a lavorare instancabilmente e a esporre in tutto il mondo, ma cominciò a passare da un agente all’altro, da una fidanzata all’altra. Aveva attacchi di paranoia e si sentiva sfruttato e manovrato da tutti, Warhol compreso. Quando però nel 1987 Warhol morì, Basquiat cadde in uno stato di prostrazione da cui non riuscì a riprendersi. Tenne una personale a Parigi e lavorò per importanti galleristi americani. Le sue tele si riempirono di demoni e divinità malvagie. Cercò di disintossicarsi girando diverse cliniche.

A Parigi incontrò nel 1987 Outarra, un artista africano, con il quale comprò degli amuleti. Outarra desiderava aiutarlo ad uscire dalla droga per questo voleva portarlo nel suo villaggio e sottoporlo ad un rito di purificazione degli sciamani. Tutto era pronto, ma pochi giorni prima di partire, il 12 agosto 1988, Basquiat venne trovato morto nel proprio appartamento per un'intossicazione da stuperfacenti.

La pittura di Jean Michel Basquiat non è facilmente classificabile. Egli si definiva un analphabet artist, forse per la somiglianza del suo tratto con quello dei bambini, ma nelle sue opere, primitive, talvolta infantili, si rilevano influenze e citazioni delle correnti artistiche più significative del Novecento. Artista poliedrico, la sua poetica si esprime intorno ad alcune tematiche ricorrenti.

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Basquiat_Jean-Michel

 

Perché SAMO va a braccetto con WAM?

 

Wolfganf Amadeus Mozart e Jean Michel Basquiat, cos’avranno mai in comune? Com’è che due mondi così lontani nel tempo e nello spazio riescono con la stessa facilità a mettersi in comunicazione con noi oggi, altrettanto lontani su entrambi i fronti?

Wam e Samo dunque: l’irrequietezza dell’adolescenza la spinta propulsiva del genio la difficoltà di sentirsi parte di un mondo in cui stentano a riconoscersi che non rispecchia, per come appare, la loro natura, il loro più intimo essere.

L’esigenza spasmodica di evolvere dalle proprie origini, rinnegarle. Il pessimo rapporto con il padre è stato motore della prima fuga del giovanissimo Jean Michel che si ritrova solo nella tentacolare New york degli anni 70 ad affrontare il proprio personale viaggio verso la maturità. E’ un mondo dinamico, caleidoscopico, dove parametri di giudizio artistici e confini sociali si assottigliano, quasi scompaiono.

L’arte perde l’esigenza d’esser riconosciuta attraverso il sistema museale, il potere è delle gallerie, che sono il centro dove si catalizzano le sinergie di questa evoluzione: arte musica moda commercio convivono, sono la stessa cosa.

L’arte di Basquiat si nutre di questo clima e germoglia in strada. Il graffitismo, esigenza estrema di comunicare di “firmare” facendo proprio un edificio un quartiere la città stessa. Critica visibile della società, espressione della volontà di far sentire la propria voce di trovare un canale per esprimersi al di fuori da qualsiasi imposizione e griglia e forma mentale precostituita: nasce SAMO (same old shit) le sue “poesie di strada” tappezzano interi quartieri di New York, talvolta appaiono come dei rebus, sono flussi di pensiero continui, le riflessioni di un guru, gli ammonimenti di un predicatore. Parole che risuonano dirette e dissacratorie.

 

SAMO come nuova forma d’arte.

SAMO come la fine della religione che ti lava il cervello, della politica inconcludente, della falsa filosofia.

SAMO salva gli idioti.

SAMO per la cosiddetta avanguardia.

SAMO come alternativa al fare arte con la setta “radical chic” finanziata dai dollari di papà.

SAMO come la fine dei confini dell’arte.

 

Questo è solo l’inizio del percorso di Basquiat: abbandona le strade seppellisce SAMO e rinasce. Vuole farcela, essere protagonista, essere al centro della rivoluzione che lo circonda. Il linguaggio di Jean Michel si codifica, diventa mercificabile mantenendo la freschezza dell’espressività, la potenza della parola. La sua peculiarità rimane quella d’essere fuori da qualsiasi tipo di schema, meglio, entrare in uno schema e riuscire immancabilmente a sovvertirlo, percorre di volta in volta i confini di una tendenza artistica fino ad assorbirne gli aspetti più interessanti riuscire a farli propri e proseguire ottenendo più alti, altri e innovativi risultati. Forse proprio perché come dichiarò: “Non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita”, la vita in tutta la sua complessità è quello che più colpisce addentrandosi nel suo immaginario violento e diretto come lo sguardo di un bambino, feroce e complesso come quello di un giovane uomo.

 

 

 

Per chi vuole saperne di più: LINK CONSIGLIATI!

WIKIARTPEDIA: biografia approfondita, vita e opere,

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Basquiat_Jean-Michel

RADIANT CHILD: film documentario di Tamra Davis, 2010

http://www.jean-michelbasquiattheradiantchild.com/
Part 1:
http://youtu.be/wuZZ3gY2_9I
Part 2: http://youtu.be/ZUPxsLI6sjU
Part 3: http://youtu.be/7TUNZzlwdvY
Part 4: http://youtu.be/uCbmrvErXxQ
Part 5: http://youtu.be/tQJ8ryZE5RI
Part 6: http://youtu.be/9MF834mSl7A
Part 7: http://youtu.be/UbL4lElyZBo

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