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WAM: ieri, oggi e (ne siamo certi) domani

Di Francesco Rocco Rossi

 

 

 

E se di colpo scoprissimo che Mozart è uno di noi?

Che forte! WAM (acronimo di Wolfgang Amedeus Mozart con cui lui spesso si firmava) è Pop, Rap, Rock!

Un compositore del ‘700 che sente come i giovani di oggi, con le loro stesse speranze, indignazioni, ribellioni, eversioni ed anche……le loro paure!!

 

«Aiuto, aiuto! O sono perduto, eletto per preda dal rettile acuto. ? Moloch! Moloch! Incubo di Moloch! Moloch il senza amore! Moloch Mentale! Moloch il grande giudicatore di uomini! ? Leggo nel pensiero, entro nella tua mente, rubo idee e procedo; nella testa c'è un demone che appare.»

 

Paure attuali eppure ancestrali! Di Mozart?

Non solo!

Trazom-Mozart (il calembour con il quale amava talora firmare) è qui accostato Fabri-Fibra (altro calembour) e ad Allen Ginsberg. Tre artisti diversissimi per epoca, formazione ed orientamento eppure accomunati da un sentire comune che da un lato illustra l’universalità e la a-temporalità di taluni temi (il disagio giovanile, per esempio) e nel contempo ci fa sentire Mozart particolarmente vicino quasi annullando la distanza temporale che ci divide.

Ma…..chi è Mozart?

Nell’immaginario comune è un genio e bambino-prodigio:

Tutto vero, per carità! Ma quest’unico aspetto non aiuta.

Lo idealizza (questo sì), ma……quanti di noi obiettivamente possono definirsi geni e bambini-prodigio?

Il WAM-genio-prodigio-capacediparlareallincontrario (come nel film Amadeus) ci affascina, ma, prende le distanze da quasi tutti noi.

 

Altri aspetti altrettanto salienti lo rendono molto, ma molto più vicino (più a noi che ai giovani del suo tempo).

 

Vediamoli.

 

Ascoltiamo l’Aria della Regina della notte metafora della sua voglia di umanità.

Ma, a ben guardare tutto il Flauto magico è una metafora della sua vita (e ? guardiamolo bene !? anche della nostra).

 

E proprio questo è il cuore della faccenda! WAM, il genio-WAM, non era un’entità astratta e soprannaturale, ma un giovane (che, ahimè, per la morte precoce non ha mai raggiunto la piena maturità anagrafica) sensibile agli aspetti umani delle relazioni interpersonali. Voglia di umanità che spesso restò inappagata; nei rapporti col padre Leopold, per esempio, musicista colto e severissimo col quale ebbe sempre rapporti difficili.

Oppure con il Colloredo, il vescovo di Salisburgo suo “padrone”.

Sì, avete capito bene: PADRONE!!!

All’epoca i musicisti erano dei veri e propri servitori con scarsi margini di autonomia personale ed artistica. Caso esemplare è Joseph Haydn il quale, sebbene fosse riconosciuto come il più brillante rappresentante della propria generazione musicale, sempre dovette piegarsi alle richieste dei conti Esterházy presso cui lavorava (senza contare che per tutta la vita dovette indossare la livrea, ossia la divisa dei servitori).

 

Ebbene con Colloredo Mozart ebbe sempre rapporti difficilissimi che sfociarono in una rottura definitiva allorché, logorato dalla difficile relazione lavorativa (oltre che dalla asfittica vita musicale e culturale di Salisburgo) decise di emigrare verso la Big Apple dell’epoca: Vienna. Sperando in un aggancio più o meno definitivo con la corte imperiale:

la fuga dei cervelli non l’abbiamo inventata noi.

 

Da piccolo Mozart aveva viaggiato moltissimo; il padre, infatti, non esitò ad esibire il suo talento nelle più blasonate corti europee.

 

Fantastico direte voi!

 

Non proprio!!!

Il piccolo Wolfgang venne sottoposto ad estenuanti spostamenti su strade che spesso erano poco più di sentieri, a pernottamenti in luoghi sempre diversi, frequenti pranzi e cene in bettole perlopiù malsane.

Insomma…..non un’infanzia facile!!

E, crescendo, dietro una maschera di sardonica comicità iniziò a nascondere una sempre crescente  insofferenza verso quella vita e quella che il padre gli prometteva. Ed anche verso le costrizioni sociali ed artistiche: l’insofferenza dei teenager!

 

Delle costrizioni sociali si è sopra fatto cenno (padroni, livrea, ecc.). Mozart se ne liberò cercando la propria strada come free-lance e, di fatto, pagando per questa scelta all’epoca molto trasgressiva.

E  sul fronte artistico non fu da meno (altrimenti perché saremmo qui a parlare di lui?).

 

A ridosso della Rivoluzione francese fece propria la serpeggiante voglia di nuovo e di rottura degli schemi e fece piazza pulita di tutte quelle regole (il decoro) che fino ad allora avevano disciplinato i diversi generi musicali.

Nell’opera, per esempio, spezzò la linea di confine tra melodramma serio (perlopiù tragico) ed opera comica. Il Don Giovanni (paradigmatico) è un dramma giocoso (strano incontro terminologico!!!): buffo e tragico a braccetto così come l’accoppiata Papageno-Tamino.

 

Ma non è tutto! Mescolò tutti i generi rendendo teatrale la musica sacra e viceversa.

Stendhal, nella Vita di Mozart scrisse: «Mozart conclude la Folle giornata [ossia Le nozze di Figaro] con il più bel canto da chiesa che sia possibile ascoltare».

 

Le nozze di Figaro, opera emblematica di quella sensibilità a fior di pelle che non solo spinse  Amadé a mescolare i generi, ma anche ad osare una vera e propria satira politica (anti-aristocratica): «Se vuol ballare, signor contino, il chitarrino le suonerò»: (Nozze di Figaro, Atto I).

Nessuno mai prima di lui aveva avuto l’ardire di mettere in bocca ad un servo una simile invettiva contro un conte.

Ma Mozart era profondamente sdegnato ? un indignado ante-litteram ? segnatamente nei confronti dello Jus primae noctis e, in generale, dell’Ancien Régime di cui era retaggio. Di quell’Ancien Régime che ormai stava per dissolversi per sempre e che lui stesso aveva celebrato con l’Idomeneo.  

Ma certo! WAM fu il grande traghettatore dal vecchio al nuovo, dal passato al nostro oggi: alla modernità!

E, non a caso, più avanti, lo dimostrò celebrando un nuovo tipo di monarca illuminato nella Clemenza di Tito.

Strano, però, che per quest’opera abbia usato un libretto di Metastasio che era una grande estimatore dell’assolutismo!!!!

Beh, le contraddizioni fanno parte di noi, anche di WAM. 

 

Voglia di calore umano ? dicevamo ?  inappagata anche sul fronte delle relazioni sentimentali. Corteggiato e corteggiatore, nonostante fosse sposato fu sempre inquieto (come Don Giovanni), smanioso di trovare una muliebre conquista.

«Deh, vieni alla finestra»: un Jovanotti ante-litteram.

In questo fu sempre un teenager! E non a caso che nelle Nozze di Figaro troviamo la più sublime  realizzazione di una tempesta ormonale adolescenziale nell’aria di Cherubino Non so più cosa son, cosa faccio.

 

Tempesta ormonale ed esplosiva voglia di trasgressione……. di nuovo il sovvertimento del decoro (stavolta sociale): Così fan tutte.

 

Il tutto con la sfrontatezza degli adolescenti: No, no, ch’io non mi pento.

 

Pulsioni, tensioni, passioni eversioni nella “grande mela” del XVIII secolo che aprirono la strada alla modernità.

Ma che non sempre furono ben comprese da tutti: era troppo avanti Mozart!

Ma si sa, la Big Apple si nutre di soggetti “troppo avanti”. E se Mozart nel Settecento, erodeva l’algida ed anonima correttezza dell’onesto comporre con il beneplacito dell’imperatore Giuseppe II (un monarca illuminato e, per certi aspetti, anch’egli proiettato verso il futuro)  qualcosa di simile accadeva nella New York dei nostri giorni. Jean-Michel Basquiat artista-graffitaro alla corte di Andy Warhol irrompeva nella storia dell’arte contemporanea scardinando gli ultimi paletti di quel “decoro” che il Novecento ancora aveva mantenuto: il graffito entrava nelle gallerie d’arte, il pop si univa al classico……

di nuovo Papageno e Tamino!!

 

Pulsioni, tensioni, passioni ed eversioni (di Mozart e Basquiat) che preconizzano proiezioni di eroi e mostri a noi usuali: Voldemort/Astrifiammante, Tamino/Harry Potter.

E sempre prove e prove da superare!

Come per tutti noi!

 

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Francesco Rocco Rossi

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