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INTRODUZIONE AL TEATRO VERDIANO

Cosa ha da dire Verdi, una cosa antica, ottocentesca (che perciò a noi suona ancora più vetusto del medioevo…) ai figli del terzo millennio??

Reperti:

1.    Partiamo… hai mai guardato FITZCARRALDO? Un grande film di qualche anno fa, ma già immortale, che ci sembra una rappresentazione efficace dell’opera: un panfilo bianco che si inoltra ardimentoso nella foresta amazzonica…

2.     Sigla: Forza del destino

Questo è un pezzo di Café del mar, una factory di DJ di Ibiza che raccoglie il meglio (e il peggio…) del panorama europeo.

Ebbene Verdi, che non è nemmeno un connazionale, li intriga: ha il sapore di una cosa antica a moderna insieme, lontana e vicina nello stesso tempo.

Perchè?

Perché suona antica e antiquata, di primo acchito, ma se poi ascolti bene senti un sound che acchiappa ma soprattutto questo sound ti permette di percepire parole che sono sempiterne e sopratutto sono dette con forza, con l’asciutta potenza di chi dice cose vere e concrete.

… Pace… pace… pace mio dio…

L’opera di Verdi costituisce un’eredità.

Ovvero una ricchezza del passato, accumulata dai nostri padri ma tutta da godere oggi.

Nabucco

Il Nabucco è la terza opera di Verdi, dopo Oberto, un mezzo fiasco e Un giorno di regno, un fiasco completo. Nabucco no è un trionfo, totale. Più per lui che per l’opera in se stessa …

Il pubblico di quel tempo, e anche del nostro tempo, vuole la storia d’amore! Nel Nabucco c’è ma è decisamente in secondo piano. Nabucco è opera politica: la storia di un popolo in schiavitù che ha sete di libertà.

Amore e politica sembrano così lontani.

La politica è il luogo degli scontri, del dibattito.

L’amore luogo dell’idillio, della perfezione, dell’unione non della disunione.

Questo era l’amore, almeno, l’amore del melodramma romantico che Verdi ereditava e che è arrivato a noi praticamente intatto: la dimensione pubblica e quella privata sembrano antitetiche, in Italia.

Ebbene Verdi mette la rabbia, il dissidio, la tensione della lotta nell’amore…

un esempio?

Ernani

 

È odioso non poter stare con l’uomo che ami, ancor più detestabile se a impedirtelo è un vecchio, che ti vuole tutta per sé. È la storia di Elvira che ama Ernani, ma questo amore è ostacolato dal vecchio Silva, innamorato della ragazza, benché sia suo zio!

Che storie assurde…

Gelosie, omicidi, inseguimenti e soprattutto vicende improbabili condensate in poche ore…

Ma cos’è? Un film di Quentin Tarantino?

No, è l’opera lirica!

L’opera ha la capacità di condensare tempo e spazio, crea dei miti.

I miti sono figure reali ma che si assumono a modello ideale, sono esemplari.

Ulisse sarà anche esistito davvero ma è diventato il mito dell’avventura…

Carlo Magno è realmente e esistito ma quello che di lui fanno i romanzi cavallereschi  ve ben oltre la realtà storica… chissà cosa ne sarà tra qualche secolo di Lady Diana, di Valentino Rossi, di Madre Teresa di Calcutta…

Traviata è uno di questi… il suo motto?

“sola abbandonata in questo popoloso deserto che appellano Parigi”

Traviata è il mito dell’amore libero nonostante le costrizioni, il mito dell’amore donna in un mondo di uomini, dove gli uomini comandano. Inno dell’amore che, anche nella disgrazia, è incredibilmente felice. Che sia un mito lo conferma la sua immortalità, la vicenda di Violetta Valéry rimbalza dall’800 a oggi dall’Italia all’America dall’opera a Hollywood

L’arte e anche la vita di Verdi saranno spese nello sforzo di congiunzione tra passione privata e pubblica come due mondi non in opposizione, non indipendenti ma saldamente uniti.

Nel Don Carlo  ci riesce. Non a caso questa è un’opera fiume, un mostro in cui Verdi fa confluire molto di ciò in cui crede.

L’incanto per la giovinezza… un’età preziosa … che non torna.

Nel Primo atto  del Don Carlo si condensa tutto il sapore dolceamaro del primo amore.

Questo accade nell’opera di Verdi, se invece fosse una canzone potrebbe essere LA CANZONE DEL SOLE di Lucio Battisti.

Cosa c’entra?

La storia è la stessa, a grandi linee. Un ragazzo e una ragazza si conoscono e si piacciono ma poi i due si perdono e si rivedono solo dopo molto tempo lui è ancora innamorato di lei, lei non si capisce, forse sì ma lei è così cambiata “ è una donna”. Questo accade nella Canzone del sole e nel Don Carlo di Verdi perché il protagonista scopre che la sua amata Elisabetta è diventata uan signora, una vera donna: ha sposato suo padre Filippo II.

Verdi racconta un’ennesima storia molto italiana: da quando cresci devi affrontare cose che ti paiono più grandi di te. Carlo ed Elisabetta sono circondati da problemi che rendono impossibile il coronamento del loro amore di conseguenza un’azione semplice come il volersi bene e il vivere insieme diventa un sogno: “Lassù ci vedremo in un mondo migliore” è l’ultimo duetto dei nostri due eroi e sembra una canzone di Lucio Battisti

Verdi in poche parole ci riguarda, un piccolo indizio?

Il grande maestro è morto il 27 Gennaio 1901 inaugurando il secolo in cui tutti noi siamo nati.

 

VERDI AL CINEMA

Lo sapevi che la musica di Verdi è in moltissimi film?

Ecco una lista di storici cinemattoni insospettabili:

-Il padrino (1971, di Coppola)

la banda durante il matrimonio di Al Pacino in Sicilia esegue il brindisi della «Traviata»

-Croce e delizia (1995, Luciano De Crescenzo)

Luciano De Crescenzo immagina la vicenda di una sarta di teatro occupata a cucire i costumi della «Traviata» la quale, anche se presa di mira da alcuni burloni, si identifica romanticamente con Violetta

-Ossessione (1943, Luchino Visconti)

quando Gino (Massimo Girotti) rivede Giovanna (Clara Calamai) alla Fiera di Ancona, la sua tresca riprende mentre il marito di lei canta al concorso dei dilettanti l’Andante della «Traviata» («Di Provenza il mar, il suol»).

-Il gattopardo (1963, Luchino Visconti)

addirittura in 2 momenti:

1) l’arrivo del principe Fabrizio di Salina e dei suoi alla tenuta di Donnafugata, accolti per strada dalla banda che intona «Noi siamo zingarelle» dalla «Traviata» e in chiesa dall’organo che, in attesa di attaccare il «Te Deum», esprime un giubilo tutto profano con l’«Amami, Alfredo» della stessa opera.

2) durante la lunga sequenza del ballo in casa Pantaleone a Palermo, il principe balla fra le braccia della bella Angelica. Momenti festosi, quindi, ma che si caricano di significati drammatici, anzi lugubri.

-Good Morning Babilonia (1987, fratelli Taviani)

quando i due fratelli artigiani toscani – che nel primo Novecento cercano l’avventura negli Stati Uniti – stanno percorrendo in treno il deserto americano ed ascoltano attoniti il coro «La vergine degli angeli» da «La forza del destino»: un momento estatico, magico, che riporta di colpo i due protagonisti alla loro condizione di emigranti.

-Tango (1998, Carlos Saura)

«Va pensiero» quando gli emi­grati europei arrivano in Argentina.

-Nostalghja (1983, Tarkovskij)

il Requiem segue il protagonista nel mistico tentativo di tenere accesa la candela nel suo percorso entro la vasca termale di Bagno Vignoni.

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