I luoghi di Verdi e la censura

 I LUOGHI DI VERDI 

Casa Natale a Le Roncole
La casa, umilissima, in cui nacque il compositore a Le Roncole, frazione del comune di Busseto. Il padre di Verdi, Luigi, aveva un’osteria, la madre era filatrice. Il nome del paesino oggi è Le Roncole Verdi.

 Villa Sant’Agata di Villanova d’Arda

Hotel de Milan
Verdi scelse, dal 1872 in poi, di soggiornare nella Suite 105 di quello che allora si chiamava “Albergo di Milano”, in modo da poter alternare la vita cittadina a quella più tranquilla e rilassante della sua tenuta di campagna di Sant’Agata. Fu in questa suite che fu a lungo impegnato nella composizione dell’Otello e in seguito dal Falstaff.  In occasione della prima di Otello, il 5 febbraio 1887, la carrozza che riportava Verdi dalla Scala all’albergo fu staccata dai cavalli e, come si usava allora per i trionfi teatrali, fu trainata a braccia dalla folla in delirio. Acclamato dal popolo adorante, il Maestro dovette affacciarsi al balcone del suo appartamento con il tenore Tamagno che, senza accompagnamento musicale, intonò alcune romanze dell’opera. La stessa venerazione dimostrarono i milanesi alcuni anni dopo, chiedendo alla direzione dell’Hotel di esporre all’ingresso i bollettini medici per seguire il decorso della malattia che avrebbe portato Verdi alla morte, avvenuta il 27 gennaio 1901.   

Casa Verdi – Casa di riposo per musicisti
Negli ultimi della sua vita Verdi scriveva all’amico Giulio Monteverde:   “Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio. Poveri e cari compagni della mia vita!”
Nel
1888 Verdi aveva già fatto realizzare non lontano dalla sua tenuta di Villanova sull’Arda un ospedale attrezzato per la popolazione locale. L’anno successivo, egli diede inizio al proprio progetto filantropico, una casa di riposo per cantanti e musicisti che si trovassero in condizioni disagiate. Nel 1889 egli scrisse all’editore milanese Giulio Ricordi che aveva acquistato un grande appezzamento di terra incolta a Milano, fuori Porta Garibaldi, dove aveva intenzione di erigere la casa di riposo. Egli annunciò dunque la propria intenzione a partire dal 1891 con un’intervista alla Gazetta musicale Milano. La costruzione non iniziò però che nel 1896 anche se Verdi e la moglie Giuseppina incontrarono diverse volte l’architetto per rivedere insieme il progetto e migliorarlo sempre più. Nel 1895 Verdi fece testamento e stabilì che i proventi delle sue opere sarebbero serviti per pagare l’erezione della casa dopo la sua morte. Ad ogni modo la struttura venne completata nel 1899, ma Verdi, per non apparire vanaglorioso, non volle che alcun musicista vi mettesse piede sino al giorno della sua morte, avvenuta poi nel 1901. Il musicista è sepolto nella cripta della casa, accanto alla moglie Giuseppina Strepponi. I primi ospiti giunsero nella struttura il 10 ottobre 1902 (data dell’anniversario del maestro) e da allora la struttura ha accolto circa 1000 artisti negli ultimi anni della loro vita.

LA CENSURA

I soggetti scelti da Verdi furono spesso oggetto delle attenzioni della censura, che spesso intervenne pesantemente sulla nascita di alcune opere. Soggetti scomodi politicamente, inneggianti alla battaglia, troppo critici verso il modus vivendi della nuova classe media, o verso la religione, o ancora eccessivamente scandalosi…Tutto questo testimonia quanto Verdi fosse attento al mondo intorno a lui, quanto cercasse di “dialogare” con la realtà e quanto l’opera fosse una vera e propria piattaforma sociale, tale da essere posta sotto l’attenzione delle autorità. Ecco alcuni dei motivi per cui la censura intervenne:

Sul Nabucco sono intervenute modifiche importanti sul testo, soprattutto per motivi di carattere religioso. Un esempio ne è Viva Nabucco!, un’aria in cui si recita il verso “tutto è ridente” su una musica dai toni molto tristi; ciò è dovuto al fatto che in origine il testo era completamente differente, ma l’intervento della censura costrinse a cambiarlo.

Ne I lombardi alla prima crociata l’aria “Salve Maria” recitavano originariamente: “Ave Maria”; ma tale locuzione non poteva essere utilizzata perché riservata alla preghiera e dunque fu cambiata.

Di carattere religioso fu invece la censura intervenuta sull’opera Ernani: le parole originarie di Verdi erano troppo scabrose, poiché ironizzavano sulla pietà divina, e così furono cambiate.

L’indicazione che appare sulla prima pagina del libretto di Rigoletto è «La scena si finge nella cittá di Mantova e suoi dintorni» e come se non bastasse la mantovanitá dell’opera è evidenziata dalla presenza del “Duca di Mantova” protagonista e poi da “la deserta parte del Mincio è al di lá dal fiume è Mantova”.  Questa ambientazione era nettamente diversa da quella del dramma storico di Victor Hugo da cui la storia fu tratta e non era stata volontaria da parte di Giuseppe Verdi e di Francesco Maria Piave, autori dell’opera, ma imposta dalla rigida censura dell’Imperial Regio Governo asburgico. Del resto la storia era quella di un “buffone di corte”, perlopiù deforme, che attentava alla vita di un re, descritto come un uomo dal basso profilo morale…Il censore, Luigi Martello, direttore centrale dell’ordine pubblico a Venezia, era stato commissario a Mantova. Martello dava a Piave ed a Verdi i suggerimenti opportuni, a cominciare dal trasferimento del dramma da Parigi a Mantova, con la cura di evitare i cognomi Gonzaga e Castiglione, famiglie esistenti. Il vietatissimo Francesco I di Hugo diventava così Duca di Mantova, Triboulet-Rigoletto, Blanche-Gilda e Saltabadil-Sparafucile. Ottenuto il via libera della censura, Rigoletto andava felicemente in scena a La Fenice l’11 marzo 1851. I mantovani potevano applaudirlo invece al Sociale nella stagione primaverile 1853. Esito trionfale, mattatore il tenore mantovano Bernardo Massimiliani. Ma prima l’opera aveva dovuto superare anche la censura locale mantovana, chiamata in causa dall’amientazione: “l’opera sarebbe assolutamente da escludere dalle scene per immoralitá, ma il genio di Verdi andava oltre le provvide istruzioni di revisione teatrale’”

Per Trovatore la censura discusse fino alle singole parole: il termine “rogo”, ad esempio, ricordava troppo l’Inquisizione e poteva essere interpretata come un’allusione irriguardosa alla Chiesa. Mentre la censura non vinse su una richiesta di cambiamento della trama, in cui appariva un suicidio e neppure sulla presenza di alcune parole tratte dal testo liturgico del “Miserere” che, a loro parere, era sacrilego portare in teatro…  L’opera Un ballo in maschera subì delle modifiche a partire dal titolo stesso che, in origine, era “Una vendetta in domino”; la vicenda che Verdi voleva raccontare era quella dell”assassinio del re Gustavo III di Svezia, ma il soggetto non fu accettato dai Borboni, perché considerato troppo oltraggioso in pieno clima risorgimentale, e alla fine l’azione fu spostata a Boston e alla figura del sovrano venne sostituita quella di un governatore.

Si ascolti qui la lettera di Verdi a Carlo Marzari a proposito della censura del Rigoletto