La concezione wagneriana del dramma musicale

Le opere di Wagner sono grandiose architetture in cui musica, canto, poesia e recitazione si fondono secondo la logica del Wort-Ton-Drama (l’opera d’arte totale). Egli stesso definiva le sue opere ‘azioni’ o addirittura ‘gesta della musica divenute visibili’. Queste ‘azioni’ pretendono un’attenzione quasi religiosa, a cui lo spettatore deve assistere senza la minima distrazione. Nel teatro di Bayreuth, infatti, per la prima volta le luci venivano spente e l’orchestra era totalmente nascosta sotto il palcoscenico. Nessun pezzo a forma chiusa, nessuna aria ostacola il libero fluire della narrazione [v. Meccanismo dell’opera], che scorre senza soluzione di continuità dall’inizio alla fine di ogni atto, sottoponendo il canto al commento di un’orchestra smisurata per numero di strumenti e ampiezza sonora. Tali prerogative, unite alla spropositata lunghezza delle partiture, portarono Wagner ad essere accusato di oscurità e pesantezza, un giudizio che si trascina fino ad oggi tra gli ammiratori dell’opera di stampo convenzionale.

Sul fronte della cronologia, distinguiamo tre periodi all’interno della produzione wagneriana:

Il primo, ancora legato alla tradizione classica comprendente le prime opere giovanili:
Le fate, Il divieto d’amare e Rienzi.

Il secondo, il momento di transizione:
L’olandese volante, Tannhäuser e Lohengrin.

Il terzo, il periodo che coincide con l’autentico wagnerismo: la Tetralogia (ossia L’anello del Nibelungo, comprendente L’oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli Dei), Tristano e Isotta, I maestri Cantori di Norimberga e Parsifal. I soggetti di questi drammi sono tratti dall’antica mitologia nordica. L’idea centrale è impostata sulla nostalgia romantica di un mondo remoto in cui trovare la felicità, felicità che si esprime attraverso il mito della redenzione e dell’eterno femminino. Vi ruota intorno un complesso apparato ideologico che nel corso dei decenni è stato oggetto di molteplici interpretazioni, caricandolo di significati talvolta contraddittori e oltrepassando le intenzioni dell’autore stesso.

Wagner, la psicoanalisi e le tematiche politiche
È unanimemente riconosciuto che il 2° atto del Parsifal e il 3° atto del Sigfrido abbiano inciso sullo sviluppo della psicoanalisi da parte di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, quando Parsifal e Sigfrido credono di scorgere rispettivamente in Kundry e Brunnhilde la loro madre. Ma è soprattutto nel campo della politica che Wagner dedica i suoi pensieri, cambiandone continuamente il senso a seconda della teoria che più lo influenza: Feuerbach, Schopenhauer. In Opera d’arte dell’avvenire – il più importante dei suoi libri teorici, scritto durante la rivoluzione che lo vide fisicamente al fianco di Bakunin – a proposito del Comunismo si legge:

«Il popolo è l’insieme di tutti coloro che provano una necessità comune. Dove non esiste necessità non esiste vero bisogno. Dove non esiste vero bisogno pullulano tutti i vizi, tutti i delitti contro la natura, ossia il bisogno immaginario. Ora, la soddisfazione di tale fittizio bisogno è il “lusso”. Il lusso non può mai essere soddisfatto perché, essendo qualcosa di falso, non esiste per esso un contrario vero e reale in grado di soddisfarlo e assorbirlo. Esso consuma, tortura, prostra la vita di milioni di poveri, costringe un intero mondo nelle ferree catene del dispotismo, senza riuscire a spezzare le catene d’oro del tiranno. È l’anima dell’industria che uccide l’uomo per usarlo come una macchina».

Queste parole trovano il loro corrispettivo artistico ne L’oro del Reno, quando il malvagio Alberich schiavizza il popolo dei Nibelunghi dopo essersi forgiato l’anello fatato che lo rende il signore del mondo.

Figura emblematica per eccellenza è l’eroe Sigfrido, nel cui omonimo dramma è stata vista la vittoria del positivismo secondo gli ideali filosofici di Feuerbach.

Anche il personaggio di Wotan, inizialmente, viene visto nella medesima ottica. Uno degli esegeti di Feuerbach, Lévy, annota: « L’agire di Wotan non ha senso se non si suppone in lui il rimorso del passato e la speranza di un avvenire migliore. »

Ma tale visione è solo apparente. Nella Tetralogia, a causa del desiderio di potenza anelato da gran parte dei personaggi, anche un animo nobile come Wotan dovrà morire nel grande incendio del Walhalla, mentre Sigfrido ne resta coinvolto perché vittima della propria stessa innocenza. La Tetralogia, dunque? che si chiude con la distruzione del mondo e il ritorno cosmico alla natura ? pur condannando radicalmente il Capitalismo, non determina nemmeno la vittoria del Comunismo: anzi, essa esprime il fallimento dell’idea positivista che Wagner nel 1849 aveva esaltato in Opera d’arte dell’avvenire e alla quale aveva inizialmente pensato di dedicare il suo lavoro, lasciando posto ad una diversa interpretazione di stampo Schopenhaueriano. Tale pessimismo? abbracciato a partire dal 1854? caratterizza il personaggio di Wotan quando, nel 2º atto della Valchiria, egli esprime la cessazione della volontà di vivere: « Rinuncio alla mia opera; solo una cosa bramo ancora: la Fine! La Fine! »

Wagner, Nietzsche e altre interpretazioni
Si può anche dire ? riprendendo sempre un’affermazione di Thomas Mann ? che il compositore “mette bocca in tutto”, attingendo ovunque con la disinvoltura del genio.

Per questo motivo il nome di Wagner è stato sempre sbandierato dalle più opposte ideologie: Anarchia, Comunismo, Nazismo.

Andrebbe così condannato l’eccessivo fervore nutrito da alcuni wagneriani che nel loro desiderio di immortalare le orme del Maestro ne trasformano il genio in un monolite. È stato osservato che i “Beckmesser adoranti” (protagonista dei Maestri cantori di Norimberga)  e inchiodati alla meccanica dei leitmotiv non riescono più ad apprezzare la rivoluzione e il geniale disordine dell’artista.

Ma forse, a costo di suscitare sorprese, l’ambiguità del senso filosofico è data dalla caratteristica fondamentale del suo autore, ossia la sensualità. “la caratteristica del pensiero wagneriano è la sensualità. I problemi politici e sociali lo appassionavano solo quando offrivano qualche rapporto con l’avvenire dell’arte. Due soli filosofi esercitarono un’influenza su di lui: Feuerbach e Schopenhauer, e tutti e due perché abbandonarono il dominio della filosofia pura, cioè di una teoria logica e matematica del mondo. Wagner ci dice: «Ciò che mi attirò verso Feuerbach fu che questo scrittore rinnega la filosofia e dà della natura umana una spiegazione nella quale credetti di riconoscere l’uomo artista come io lo intendevo».

In Opera e dramma, un altro dei libri teorici di Wagner, si legge: «La musica, invece di esprimere – al pari della parola – ciò che viene solo pensato, esprime la realtà»

Realtà e sensualità sono riconducibili alla natura. Nietzsche, che adorava lo sforzo allucinato di Tristano per svincolarsi dai propri limiti, immagina un uomo capace di esprimersi contando esclusivamente su sé stesso contro ogni moralismo. Si può quindi dire che sia Wagner che Nietzsche avessero come punto di riferimento il concetto assoluto della natura (compreso Parsifal, di cui Nietzsche non comprese il panteismo evocato nel terz’atto), perciò giungendo alle condanne di Il caso Wagner e Nietzsche contra Wagner.

Il fatto che poi anche Hitler ponesse come base di rinascita la purezza della natura e, almeno in senso esteriore, le dottrine del vegetarianismo e dell’animalismo tanto care a Wagner, questo ha comunque a che fare con la cultura dello “Stato” e la supposta “rigenerazione razziale” dei tedeschi.

Wagner nella cultura popolare

La musica di Wagner è decisamente presente anche a livello popolare: in particolare il leitmotiv della Cavalcata delle Valchirie, tratto dalla Valchiria, è una dei temi musicali più utilizzati a livello televisivo, cinematografico e pubblicitario. Compare, ad esempio in

Apocalypse Now

The Blues Brothers

Operazione Valchiria

La cavalcata, riarrangiata in versione rock, compare nella colonna sonora di ingresso del wrestler Daniel Bryan

Ne esiste, poi, anche una versione ‘comica’ in cartoon.