La politica e la morte

Verdi e il Risorgimento

L’impegno politico di Verdi si delinea già in gioventù: fa parte, ed è il pupillo, della Società Filodrammatica di Busseto, organismo assai politicizzato e caratterizzato, oltre che da una naturale propensione verso la musica, da forti spinte patriottiche. Giovanissimo Verdi si impegna nella scrittura di una partitura musicale e di un testo riferito al Cinque Maggio, l’ode di Manzoni sulla morte di Napoleone. Siamo intorno agli anni Trenta. Verdi ancora non sa che conscerà Manozni personalmente e diventerà suo amico…

Nella sua produzione di ventenne compare anche “La madre e la Patria”,  brano poco noto, tipica ballata del primo Risorgimento, che incarna ideali giovanili, spinte unitarie e atteggiamenti vagamente radicali. La partecipazione del compositore alla vita politica è intensa e sincera. Ma riguarda soprattutto l’uomo. Aldilà dei pochi brani d’occasione, Verdi rifiutò sempre di essere “ingaggiato” da nessun movimento politico e non permise mai che la sua arte venisse in qualche modo messa al servizio di nessuno. Ci sono poi gli anni di dibattiti e discussioni nei salotti di Clara Maffei, ma sarà nel 1859, a Sant’Agata, insieme alla Strepponi, che Verdi farà passi concreti, facendosi promotore di una sottoscrizione per i feriti di guerra. Dopo la vittoria contro gli austriaci Verdi viene nominato a rappresentare l’Assemblea del popolo. L’Assemblea approva all’unanimità “L’Unione delle Province Parmensi al Regno di Sardegna” e una commissione (di cui il compositore fa parte) raggiunge Torino e incontra il re Vittorio Emanuele II per informarlo della notizia. Sarà in questa occasione che consocerà Cavour, il quale vorrà Verdi assolutmanete seduto nel primo Parlamento del Regno d’Italia.

Giuseppe Manfredi (1828-1918) è l’animatore a Piacenza e a Parma degli eventi risorgimentali del 1859. Anch’egli ha modo di conoscere Verdi durante l’Assemblea Costituente. Nel 1913 partecipa a Parma alle grandi commemorazioni per il centenario della nascita del Maestro e per l’inaugurazione del monumento a lui dedicato, ricorda la figura di Verdi in un memorabile discorso. Verdi fa parte, insieme a Manfredi, del primo parlamento italiano a Torino nel 1861. Il Maestro ha uno sponsor di primo piano, Cavour, che si impegna personalmente affinché venga eletto deputato malgrado alcune perplessità dello stesso Verdi che, tuttavia, rimane in carica fino al termine del mandato. Nel 1874 viene nominato senatore del Regno.

La morte

Eravamo tutti illuminati dalla sua olimpica vecchiezza» [pubblicato sul Giornale del Popolo del 27 gennaio 2001]

Alle 2.50 del 27 gennaio 1901, Giuseppe Verdi si spegneva in una camera dell’Hôtel Milan a Milano. Aveva 88 anni. Alle 4 e 30 del 30 gennaio, la salma venne trasportata alla Chiesa di San Francesco di Paola, poi in una tomba provvisoria, accanto a Giuseppina, al Cimitero Monumentale. Un testimone oculare ricorda:

«Il primo trasporto funebre si svolse in una brumosa mattina con il carro funebre di terza classe tirato con un modestissimo cavalluccio. Il corteo riusciva a stento a procedere per la fittissima folla che faceva ala, per Via Manzoni dove io all’altezza della casa recante il n. 44 mi trovavo a vederlo passare. Non un canto, non un benché minimo rumore: regnava un silenzio impressionante. Tutti si scoprivano al passaggio dell’umilissimo corteo e i commenti sul contrasto tra la gloria della esistenza e la bassezza di quella traslazione si facevano più con gli occhi che con le parole.»

 

Furono quindi rispettate le ultime volontà del Maestro:

«Ordino che i miei funerali sieno modestissimi… senza canti e suoni… Esprimo il vivo desiderio di essere sepolto in Milano con mia moglie nella Casa di Riposo dei Musicisti da me fondata…»:

La sua opera più bella, amava definirla. Un mese dopo, quando avvenne la traslazione, ci fu una cerimonia di Stato, con rappresentanti ufficiali e una folla enorme.