Le fonti mitologiche delle opere wagneriane

Nell’ideazione delle proprie opere Wagner si ispirò a molteplici fonti: fonti storiche, romanzi e cicli poetici e, soprattutto, cicli e saghe epiche della tradizione nordica.

Per L’anello del Nibelungo, in particolare, si ispirò a due importanti saghe mitologiche del Nord Europa:

Canto dei Nibelunghi

Il mito dei Nibelunghi

Nibelunghi è il nome di una stirpe mitologica di nani della tradizione germanica dato dalla tradizione germanica; nani che vivevano sottoterra e conoscevano  i segreti della perfetta fusione del ferro.

Dai Nibelunghi sarebbe derivata la stirpe regale dei Burgundi, ossia quella popolazione germanica che nel V secolo formò il primo nucleo di un regno romano?barbarico sulla riva sinistra del fiume Reno.

Il nucleo originario delle leggende nibelungiche si formò probabilmente intorno al V?VI secolo e, segnatamente, in relazione alla guerra tra i Burgundi e gli Unni. Le prime redazioni scritte a noi note risalgono al XIII  e costituiscono un corpus assai eterogeneo di leggende. In generale, però, è possibile individuare le fonti alle quali questa tradizione ha attinto:

  • l’Edda
  • La Saga dei Völsungar, un’opera islandese in prosa a sua volta derivata dall’Edda (XIII secolo)
  • Il Nibelungenlied (Canzone dei Nibelunghi), poema epico tedesco dell’inizio del XIII secolo.
  • La Saga di Teodorico da Verona (Þiðrekssaga ? inizio XIV secolo), redatta in antico norvegese sulla base di racconti orali tedeschi.

 

Al centro di tutte le narrazioni sui Nibelunghi si staglia la figura di Sigfrido (Siegfried nel poema nibelungico e Sigurðr nell’Edda). Secondo la leggenda egli uccise un drago e, grazie a questa impresa, si impadronì di un tesoro fra cui un misterioso anello che gli attribuì straordinari poteri.
In età moderna i manoscritti che attestano le diverse versioni della materia nibelungica furono riscoperti in Germania e riscritti ai fini della esaltazione del carattere germanico, tema proprio del nazionalismo tedesco.
La più celebre riscrittura del mito nibelungico è quella di Richard Wagner, che mise in musica il ciclo L’anello del Nibelungo.
È da notare comunque che il capolavoro wagneriano (letterario oltre che musicale) sorse dalla fusione di vari miti ed elementi derivanti da numerose fonti più antiche del Nibelungenlied. Quest’opera immane nacque nel clima ‘rivoluzionario’ del ’48: il ribelle Sigfrido spezza la lancia del padre degli Dei (Wotan) e simbolicamente accende la speranza di un cambiamento radicale. Lo scrittore irlandese George Bernard Shaw, per questo motivo,  vide in Siegfried una trasposizione artistica del rivoluzionario anarchico russo Bakunin.
Il Prof. John Ronald Reuel Tolkien, durante i propri anni di studi di letteratura medievale nordica, riscrisse la saga dei Nibelunghi ispirandosi alle fonti Eddiche.
Dopo la sua morte, il figlio Christopher pubblicò una serie di opere basate sull’ampia raccolta di appunti e manoscritti incompiuti del padre, tra cui Il Silmarillion. Questi, assieme a Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, formano un corpus di racconti su un mondo immaginario chiamato Arda, e la Terra di Mezzo.

Curiosità cinematografica

Il tentativo cinematografico tra i più riusciti relativamente alla saga dei Nibelunghi è stato quello del regista tedesco Fritz Lang, che nel 1924 con il lungo film muto in due parti I nibelunghi (in tedesco Die Nibelungen) ha creato un vero capolavoro.
Per chi desidera vedere un passaggio del film: la scena in cui Sigfrido uccide il drago

Edda

L’Edda è una raccolta di leggende scandinave che costituisce un importante compendio a nostra disposizione sulla mitologia norrena (ossia scandinava) e sulle leggende degli eroi germanici.
Il Codex Regius ? ossia il manoscritto islandese del XIII sec. che attesta l’Edda ? fu scoperto nel 1643 da Brynjólfur Sveinsson, vescovo del sud-ovest dell’Islanda. e fu donato al re di Danimarca (da qui il nome assegnato al manoscritto). Il volume fu, quindi, conservato per secoli presso la Biblioteca Reale di Copenaghen finché nel 1971 fu restituito all’Islanda.

Origine e struttura dell’opera
La maggior parte delle leggende dell’Edda derivano dalla tradizione orale dei menestrelli medioevali e, per questo motivo, è impossibile cercare di individuarne gli autori.
Anche la loro datazione è argomento spinoso: sebbene alcuni versi di queste liriche appaiano anche in altre fonti, è spesso difficile valutare se queste stiano citando l’Edda stessa o se siano invece da essa citati.
I pochi personaggi storici menzionati, per esempio Attila, forniscono un terminus post quem;la data dei manoscritti fornisce invece un (più utile) terminus ante quem (il XIII secolo). In generale, però, si ritiene che la datazione deve essere fatta indipendente per ciascuna composizione raccolta nell’Edda, non essendovi alcuna garanzia che tutti i versi raccolti risalgano allo stesso periodo.
Analoghe difficoltà riguardano il luogo d’origine dell’Edda. Poiché l’Islanda non fu colonizzata prima dell’870, qualsiasi composizione precedente deve necessariamente provenire da altri luoghi, molto probabilmente dalla Norvegia. Eventuali poemi più recenti, invece, sono probabilmente di origine islandese.
I ventinove canti che compongono l’Edda poetica, di differente antichità e provenienza, sono divisi in due categorie: i primi dieci canti sono di argomento mitologico e riguardano le imprese degli dèi, mentre i seguenti diciannove sono di argomento eroico, incentrati ? con l’eccezione del primo, il Carme di Völundr ? sulle gesta degli eroi.
Per saperne di più: traduzione italiana di alcuni canti dell’Edda