Lo spettacolo

L’elisir d’amore

I tuoi baci sono un filtro

 

Regia Davide Marranchelli

Drammaturgia musicale Federica Falasconi

Scene e costumi Linda Riccardi

 

 

L’idea di trasferire la scena in una clinica è il pretesto per amplificare l’idea di “luogo chiuso”, dove i ruoli sono ben definiti e cristallizzati. Potrebbe essere un posto di lavoro, o una scuola, dove spesso chi è considerato “perdente” finisce per convincersene. Nel nostro caso Nemorino ricorre ad una scorciatoia, l’elisir di Dulcamara, come se la soluzione alle sue sofferenze fosse fuori da lui, eppure sarà solo un colpo di fortuna, un’eredità inaspettata, a salvarlo.

L’ambientazione ci permette di giocare con i ruoli con l’escamotage della follia, ma le sofferenze e le passioni, proprio come nella vita, sono reali, concrete.

Non sarà solo Nemorino la vittima di questo gioco: all’inizio della vicenda i ruoli sono ben chiari, i matti da una parte e i medici, Belcore e Giannetta, dall’altra, così come sono chiari i rapporti di forza tra i personaggi. Nemorino non potrà mai avvicinarsi ad Adina, perché? Spesso quello che trasmettiamo all’esterno è semplicemente quello che ci siamo convinti di essere, anche se non ci piace.

Nemorino, apostrofato come gonzo, scimunito, babbuino, buffone, baggiano, malaccorto, mezzo pazzo, semplicione, la parola peggiore, idiota, se la dice da solo. L’idea di ribaltare i ruoli nel corso della vicenda è proprio per dare uno spunto di riflessione al pubblico, comico, ma incredibilmente reale.