Spettacolo

WAGNER CIRKUSwagner_circus

 Adattamento musicale   Federica Falasconi

Regia Federico Grazzini

Drammaturgia Federico Grazzini, Giorgio Finamore

Sound designer Carlo Tenan

pianoforte cantante e attore AsLiCo

Un compito evidente spetta alla critica odierna: operare una piena e attuale revisione dei valori musicali dell’Ottocento, onde trovarvi e rivelarvi i germi del gusto contemporaneo. Di questi valori, Wagner è quello che, per grandezza e per diretta e prolungata azione sulla tecnica musicale, interessa maggiormente l’arte contemporanea.

Agli occhi (e agli orecchi) di molti Richard Wagner appare come una montagna impossibile da scalare: un compositore complesso, pretenzioso, “pesante”. Questo non solo per la lingua tedesca e le leggendarie lunghezze delle sue opere (si pensi alle quasi quindici ore de L’anello del Nibelungo). In Wagner la mitologia germanica, le saghe nibelungiche, i simbolismi escatologici, ma anche i riferimenti a Bakunin, Schopenhauer, Beethoven, gli antichi e nuovi Reich, il capitalismo, il comunismo, l’anarchismo, l’antisemitismo, i leitmotiv, tutto questo rischia di formare un’immensa nube concettuale che spaventa e stordisce chiunque cerchi di approcciarsi alla sua opera senza uno studio attento e preparato.

Eppure Richard Wagner – attraverso i suoi eroi dagli elmi cornuti e le trame inenarrabili – parla direttamente alle nostre coscienze. Sigfrido, Tristano e Isotta, i nani nibelunghi e gli dei del Valhalla, Parsifal e le figlie del Reno parlano di noi, dei nostri ideali e delle nostre passioni, rivelando così l’uomo moderno a se stesso.E questo accade perché la sua opera è indissolubilmente legata al suo vissuto, a quell’avvincente esistenza fatta di amicizie illustri (Liszt, Nietzsche, Baudelaire, Ludovico II di Baviera), amori (Minna, Mathilde e Cosima), tradimenti, viaggi, progetti titanici, entusiasmi, depressioni, sconfitte, successi, imprese alpinistiche, cani, pappagalli, creditori   e benefattori. E proprio il punto d’incontro tra una vita così travagliata e rocambolesca e un’arte intrisa di indefesso eroismo e mistica elevazione diventa oggetto d’interesse, incanto e vertigine, proprio come se fossimo davanti ad un’ipnotica serie di attrazioni circensi che in qualche modo ci riflettono l’immagine del nostro presente.

Ricercare quali siano le ragioni che legano questi tempi all’arte wagneriana significa scoprire l’impercettibile punto di congiunzione che unisce l’arte moderna alla grande tradizione romantica. Alla base dell’ispirazione wagneriana c’è infatti una diffusa sensualità tipica del romanticismo, in cui convergono gli istinti primitivi d’un barbaro e la sfrenata degenerazione di un decadente. La sua arte palpita della passione primordiale degli uomini, un mondo perduto alle sinestesie, un’intima fusione di colori, suoni, profumi… Wagner rappresenta a tutti gli effetti il trapasso del romanticismo da una prima fase positiva, ricca di entusiasmo e di fede, a quel secondo secondo tempo – fatto di decadenza e vertigine – che avrebbe aperto le porte all’arte moderna. Wagner rompe dunque gli schemi con il suo presente, per lui l’artista “non ha altre alternative che la vita del futuro”. Il passato, la storia, sono relegati con disprezzo alla categoria del museale. Wagner – oltre a sancire una rivoluzione copernicana in ambito musicale – diventa così l’antesignano più illustre di tanta arte del Novecento, dall’avanguardia storica fino all’arte contemporanea.

Wagner Cirkus parte dalla poetica di Wagner per aprire collegamenti con i diversi ambiti espressivi della contemporaneità, dal cinema all’animazione, dall’arte figurativa alla musica rock e alla psichedelia. La scena diventa il luogo d’incontro privilegiato tra la figura di Wagner e questi diversi linguaggi espressivi. Wagner Cirkus vuole dunque essere un contenitore – ironico, eterogeneo, imprevedibile proprio come il circo – per questo universo affascinante e contraddittorio, che ci racconta come uno sfacciato, impudente, scroccone, umorale e a volte immorale ometto di Lipsia fosse anche un compositore straripante di vitalità, generoso fino all’autolesionismo, curioso, impavido, pronto a dare la propria vita in nome dell’arte.

“Aver tenuto fede ad un progetto pazzesco attraverso decenni di delusioni e sconfitte, averlo alimentato cercando per ogni dove i mezzi, il luogo, la quiete necessari alla creazione. Averne voluta la sua attuazione con indomabile tenacia per trent’anni e avervi sacrificato in sostanza ogni bene proprio ed altrui: questo è un caso di volontà eroica che fa di questa vita un’avventura meravigliosa, una delle imprese più straordinarie che si ricordino nella storia dell’umanità, paragonabile in parte all’incrollabile fede di un Cristoforo Colombo.”

 Federico Grazzini